Uniassifin aprile 5, 2017 Nessun commento

Pensione, sai quanto prenderai davvero?

La busta arancione dell’Inps, in arrivo entro l’estate nella buca delle lettere, costringerà sette milioni di italiani a fare i conti (è proprio il caso di dirlo…) con i numeri della propria pensione pubblica. Da una parte questo è certamente un bene. Sapere in anticipo quale futuro economico ci attende, è un bell’aiuto per poter programmare soluzioni efficaci alle difficoltà che potrebbero presentarsi. Il rischio però è che l’effetto della trasparenza previdenziale sia troppo ottimista. E questo è il male. Perché per mettere in piedi una strategia in vista del futuro serve del realismo. Ma vediamo i conti. Read more

Uniassifin settembre 29, 2016 Nessun commento

Pensione anticipata, ecco quanto conviene

L’anticipo pensionistico (Ape) sta per diventare realtà. Già, perchè ieri governo e sindacati hanno firmato un verbale che ricorda i requisiti per poterne usufruire: almeno 63 anni di età; maturazione dei requisiti per l’assegno di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi; importo della pensione non inferiore a un certo limite, ancora da mettere nero su bianco. Potrà essere richiesta in tre situazioni: per scelta del lavoratore che, pur non essendo in difficoltà, vuole lasciare l’impiego (Ape volontaria); per i lavoratori in condizioni di maggior bisogno, quali disoccupazione, problemi di salute, necessità di assistere famigliari (Ape social); in caso di crisi di azienda o comunque per facilitare il turnover dei dipendenti (Ape aziendale).  Read more

Uniassifin settembre 9, 2016 Nessun commento

Busta arancione: ecco cosa aspettarsi

Stupore, dubbi e paure per un futuro che più nero di così è difficile da immaginare. Questo è l’effetto che fa la busta arancione spedita dall’Inps a un milione di italiani e che nei prossimi quattro mesi arriverà nelle case di altri sei milioni di cittadini, per raccontargli che tipo di lavoratore è oggi e che pensionato sarà domani. Read more

Uniassifin giugno 20, 2016 Nessun commento

Fondi pensione: un 2015 in crescita

Il Censis lo chiama «cash cautelativo», per i più invece sono “soldi sotto il materasso”. In ogni caso i fondi pensione crescono eccome. Il patrimonio finanziario degli italiani è stimato a oltre 4mila miliardi di euro, secondo l’ultimo rapporto annuale dell’istituto presieduto da Giuseppe De Rita; tra il 2007 e il 2014 le famiglie hanno progressivamente spostato i loro investimenti finanziari verso impieghi prudenti. Il contante e i depositi bancari sono saliti dal 23,6 per cento al 30,9, le assicurazioni e i fondi pensione sono passati dal 14,8 al 20,9 e si sono accresciute anche le quote di fondi comuni (dal 9,1 al 10,9). Sono invece crollate le forme più speculative e rischiose: azioni e partecipazioni (dal 31,8 al 23,7 per cento) e le obbligazioni (dal 17,6 al 10,8). Read more

Uniassifin maggio 17, 2016 Nessun commento

Detrazioni fiscali assicurazioni: ecco le polizze da inserire nel 730

Si sta avvicinando il momento della compilazione del 730. Per questo andiamo quindi a vedere quali sono le spese sostenute per le polizze assicurative, che il contribuente può detrarre nel modello 730.

Sono detraibili quelle somme pagate dal contribuente per tutti i premi assicurativi, per i quali spetta una detrazione del 19% fino ad un tetto massimo di 1291,14 euro, e per quelle vita e infortuni.

Tale tipo di detrazione non è utilizzabile per tutti i premi assicurativi poichè bisogna distingue tra contratti di assicurazione sulla vita ed infortuni stipulati entro il 31 dicembre 2000 e quelli stipulati dal 1 gennaio 2001. Read more

Uniassifin maggio 4, 2016 Nessun commento

Pensioni a rischio nel 2030

Nel 2030 il sistema pensionistico italiano potrebbe implodere e le pensioni saranno a forte rischio. È questo lo scenario realistico, secondo le proiezioni fatte dal quotidiano “La Stampa”, che ha analizzato assieme a diversi esperti, previsioni demografiche e studi sulla spesa previdenziale. Il 2030 non è una data a caso: è l’anno in cui andranno in pensione i figli del baby boom, cioè i nati nel meraviglioso biennio 1964-65, quando l’Italia nel pieno miracolo economico partorì oltre un milione di bambini. Quei bambini, al compimento dei 66-67 anni, busseranno alla porta dell’Inps. Un picco di richieste che si tradurrà in uno choc, soprattutto se la crescita economica rimarrà modesta. Il periodo più critico arriva fino al 2035. Poi, se le casse dell’Inps reggeranno, anno dopo anno la situazione dovrebbe migliorare per stabilizzarsi tra il 2048 e il 2060.  

Gian Carlo Blangiardo è ordinario di Demografia all’Università Bicocca di Milano. Ha appena rielaborato i dati Istat in uno scenario che svela un processo di invecchiamento inarrestabile con tutte le conseguenze che questo comporta sulla spesa previdenziale e le inevitabili ricadute sulle nuove generazioni. «Il rapporto tra la popolazione attiva (20-65 anni) e i pensionati si raddoppierà nel giro di una generazione. La percentuale di pensionati rispetto ai lavoratori passerà dal 37% di oggi al 65% nel 2040. Questo significa: il doppio del carico previdenziale. I 16 milioni di pensionati di oggi aumenteranno fino a 20 milioni, in meno di 25 anni. «Tra i nuovi pensionati e chi muore, cioè tra chi entra e chi esce dal sistema previdenziale, c’è uno sbilancio che oggi è nell’ordine delle 150 mila unità. Nel 2030 salirà a 300 mila e resterà tale fino a circa il 2038». Poi comincerà a scendere il numero dei nuovi pensionati e ad aumentare quello dei morti. Magicamente, attorno al 2048, i due gruppi si equivarranno, finché, da lì a poco, non avverrà il sorpasso. La spiegazione è semplice. Dopo gli anni del boom demografico del 1964-65, l’Italia ha fatto sempre meno figli e nel 2015 ha toccato il nuovo minimo storico dall’Unità: 488 mila nati. Sono i pensionati del futuro, la metà di quelli che ci andranno tra 14 anni.

Con la disoccupazione e la mancata crescita economica l’Inps rischia di fallire tra 15 anni. Per questo diventa importante aprire fondo pensione. Un sistema infallibile (garantisce il riscatto di quanto versato al 100%) e ad avere una pensione certa una volta raggiunta l’età per percepirla. Il 2030 in fondo, non è così lontano e tutelarsi con l’apertura di un fondo pensione potrebbe essere l’unico modo per non ritrovarsi a mani vuote dopo aver lavorato per una vita.