Uniassifin agosto 28, 2017 Nessun commento

Il 95% delle abitazioni italiane non è assicurato contro le calamità naturali. Una percentuale che sale al 98% se si guarda allo specifico rischio terremoto. Dati a dir poco allarmanti quelli riportati dal Sole 24 Ore, per un paese dal rischio sismico abbastanza elevato come il nostro. Solo l’ultimo terribile sisma del Centro Italia – di cui giovedì 24 agosto è ricorso il primo anniversario – ha prodotto danni diretti e indiretti per oltre 23 miliardi, secondo i calcoli della Protezione civile. I danni diretti ai fabbricati (residenziali e non), secondo l’Ania, ammontano ad oltre 5,7 miliardi. Ma di questi solo 200 milioni erano assicurati. Anche a seguito del terremoto dei un anno fa quest’anno, per la prima volta, in dettaglio, l’associazione delle compagnie di assicurazione nella sua Relazione ha messo in evidenza l’esposizione del mercato assicurativo italiano alle catastrofi naturali, soprattutto terremoti e alluvioni. E il quadro che ne emerge è quello di un Paese non ancora consapevole delle proprie fragilità. Basti pensare che la copertura più diffusa per le abitazioni resta quella per l’incendio, con 12,4 milioni di case assicurate nel 2016 su un totale di 31 milioni di unità (il 40% circa). Un numero buono ma non altissimo, soprattutto se pensiamo che è quello più alto.

Solo 35mila abitazioni assicurate 
In ogni caso in queste polizze la copertura contro le calamità è di fatto assente: solo 176mila (2,2%)  proprietari hanno anche scelto di tutelarsi contro i danni da terremoti, pochi meno (173mila) solo contro le alluvioni e 58mila contro entrambi (dati di settembre 2016). In tutto parliamo di poco più di 400mila abitazioni, peraltro localizzate in due casi su tre nel Nord Italia. Un dato ancora marginale, anche se in leggera crescita rispetto al 2009, quando – si legge nella relazione – «le abitazioni assicurate per le catastrofi erano appena 35mila».

Frenata sulle polizze obbligatorie 
Il tema della polizza anti-calamità è tornato d’attualità in questi giorni con il terremoto di Ischia. Resta comunque un argomento controverso e il dibattito sulla sua obbligatorietà, i cui oneri andrebbero solo a carico dei privati, resta aperto. Con il fronte dei proprietari – Confedilizia in testa – contrario a quella che viene vista come «un’ulteriore tassa per i proprietari immobiliari». L’associazione ha più volte ricordato come contributi con queste stesse finalità siano già versati da anni per i consorzi di bonifica. Anche il Governo ha abbandonato (per ora) l’idea, preferendo scommettere sulla prevenzione con i bonus fiscali per i lavori di messa in sicurezza anti-sismica, che da quest’anno, e fino al 2021, possono arrivare a restituire con il meccanismo delle detrazioni Irpef l’85% della spesa sostenuta.

Imprese, assicurazioni a +18% 
A tutelarsi di più contro questi rischi sono soprattutto le imprese che hanno assicurato capannoni e fabbricati produttivi. Secondo il rapporto Ania, per quest’anno l’esposizione complessiva delle compagnie sui rischi da calamità per quanto riguarda le imprese «si attesta a livelli che si aggirano intorno ai 600 miliardi», il 18% in più rispetto al 2016. E in questa scelta non sembra estranea la drammatica esperienza del terremoto 2009, che ha colpito Emilia Romagna e Lombardia. «In particolare – conferma il dossier – le Regioni che hanno contribuito maggiormente all’incremento delle esposizioni per quanto riguarda le imprese nel 2017 sono la Lombardia, il Lazio, la Toscana e l’Emilia Romagna».

Insomma la paura di perdere tutto e restare anche senza niente a seguito di un terremoto ha portato gli italiani, soprattutto nel settore delle imprese, a guadare con più attenzione alle coperture assicurative contro le calamità naturali. Come dice un vecchio detto però, meglio prevenire che curare. Perchè perdere ciò che si ha di più caro, la casa e gli affetti, a seguito di un terremoto è terribile; ma ritrovarsi anche con un pungo di mosche in mano può essere anche peggio.

 

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